Nonostante gli stravizi degli ultimi giorni, ieri con alcuni amici abbiamo ben pensato di organizzare l'ultima serata cinefila del 2006. Questo tipo di serate si tengono 3 o 4 volte all'anno da parecchi anni a questa parte e vi partecipano sempre e solo i soliti 4 personaggi (ieri uno era assente, ma giustificato). Insomma una sorta di setta a numero chiuso che celebra il sacrificio (nostro e del nostro fegato) al dio pelìcula. La serata prevede un'abbuffata culinaria in parallelo ad un'abbuffata di film (di solito molto ricercati, dalla serie B in giù, verso la serie Z per intenderci).
Ha aperto le danze un inedito (per me, meno male che ci sono i miei loschi compari ad ampliare la mia cultura) "Vado a vivere da solo" di Marco Risi con Jerry Calà ed uno strepitoso Lando Buzzanca.
Abbiamo proseguito con un film, come recitano i titoli di apertura, liberamente tratto (ma molto liberamente, eh?) dal racconto "Il gatto nero" di Poe. Si tratta del film del 1972 di Sergio Martino "Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave" (!!!!!), con Edwige Fenech e Sergio Pistilli (morto qualche anno fa suicida). Il film si è meritato addirittura un 7/10 come voto sul prestigioso imdb.com! Intorno a questo film si è creato nella mia mente un mistero... chiave di volta della storia è una scena in cui il protagonista scrive su un foglio con la macchina da scrivere la solita frase, ripetuta cento mila volte... Vi ricorda nulla? Eppure il film è uscito nel 1972, molto prima che Stephen King scrivesse il suo celebre romanzo. Mistero.
Il terzo ed ultimo film (eravamo troppo cotti per andare oltre) ci ha portato in Spagna. "La notte dei resuscitati ciechi" di Armando De Ossorio (lo vedete nella foto con uno dei resuscitati - cliccate per ingrandire). La pellicola fa parte di una serie di quattro film i cui protagonisti sono sempre questi templari/zombie che arrivano dal mare per avere in dono da un villaggio di pescatori (nel caso del film di questa notte) una vergine da sacrificare ad un loro dio pagano (ma i Templari non servivano la Chiesa?). Evidenti i riferimenti, soprattutto in questo ultimo capitolo della serie, a La notte dei morti viventi di Romero. Il film dura 1 ora e 20, ma solo a causa di un uso spregiudicato di scene a rallentatore. Direi che la durata effettiva del film è circa 13 minuti.
Gli amici mi chiamano omino di burro ed hanno ragione. Non sono proprio una roccia. I miei anticorpi avrebbero bisogno di una cura ricostituente. Ogni inverno devo farmi sempre una settimanetta di febbrina o comunque con un po' di influenza. Vabbé. L'occasione per riposarsi. O forse la stanchezza stessa ne è la causa?Fatto sta che da un paio di giorni o forse tre ho questa lieve influenza... nulla di grave, un po' di tosse, un po' di raffreddore, niente febbre... la migliore insomma.
Certo è caduta durante questi giorni di festa, ma va bene, mi piace stare in casa a Natale. Lo sport preferito, oltre a mangiare, è macinare dvd (esco ora da una maratona di 4 ore di Kill Bill).
Tra i film che mi sono sparato volevo segnalarvene un paio. Non sono prettamente natalizi, anzi. L'argomento è comune ad entrambi: la crisi di un nucleo familiare.
Il primo è "Il calamaro e la balena" (non vi spiego il significato del titolo, lo scoprirete alla fine del film), scritto e diretto da Noah Baumbach e prodotto da Wes Anderson (regista de"I Tenenbaum") con il quale aveva scritto il suo "Le avventure acquatiche di Steve Zissou".
La storia, pare autobiografica, racconta dal punto di vista dei due figli, il disgregarsi di una coppia. Una sorta di Kramer contro Kramer, senza mai concedersi al drammatico puro. Anzi, la storia galleggia rarefatta, in un susseguirsi di situazioni tipiche di una separazione non del tutto amichevole. Grande interpretazione di Jeff Daniels che ha sostituito all'ultimo momento Bill Murray: peccato, con lui avrebbe avuto un tono diverso. Da evitare forse se siete depressi.L'altro film si intitola "Non bussare alla mia porta" di Wim Wenders, scritto ed interpretato da Sam Shepard. Howard Spence è un famoso attore di film western che dopo l'ennesima notte brava tra alcool, droga e giovani amanti, fugge dal set per andare in cerca di se stesso (verrebbe da dire). Raggiunge l'anziana madre che non vedeva da anni e qui scopre che una donna, molti anni prima, l'aveva cercato per comunicargli che aveva dato alla luce suo figlio. Per Howard si tratta della svolta che cercava, l'appiglio per convincersi che la sua vita non è stata vana.
Come tutti i film di Wenders la trama scorre lenta, ma non è un problema quando i rallentamenti sono dovuti a riprese di paesaggi davvero suggestivi. La fotografia è notevole, come notevole è l'interpretazione dei protagonisti, Sam Shepard e Jessica Lange su tutti. Grande anche Tim Roth nella parte del burocrate magnacale incaricato di trovare l'attore e riportarlo sul set.
Nel film compare anche Sarah Polley, una delle mie attrici preferite. Guardatevi le sue interpretazioni in "La mia vita senza me" e "La vita segreta delle parole" entrambi della regista spagnola Isabel Coixet.
Ecco, lo sapevo, dovevo suggerirvi giusto un paio di titoli e ve ne ho proposti otto... ma va bene, tutti i titoli citati sono infatti da vedersi, se ancora non l'avete fatto.
Quella pace che forse gli è mancata un po' troppo nella vita. La sua levatura artistica è fuori da ogni discussione. La sua storia di uomo piena di contraddizioni non si può giudicare, solo Dio può farlo. Ricordo con affetto un suo concerto di alcuni anni fa a Torre del lago (LU). Dimostrò di meritarsi senza ombra di dubbio i nomignoli che lo hanno accompagnato in vita e che lo seguiranno anche adesso: padrino del soul, signor dinamite...
Riposi in pace.
Buon Natale a voi tutti e alle vostre famiglie.

Sta facendo il giro del mondo, non fermiamolo! Copiatelo ed incollatelo dove volete.
Ho concluso dicendo che tutto sommato è normale: a Natale l'ipocrisia la fa da padrone.
Qualche ascoltatore ha pure mandato subito un sms per appoggiare la mia teoria.
E' così. Dai, inutile negarlo.
Ne ho le prove.
1) A Natale siamo tutti più buoni. E già qui potrei fermarmi....
2) Tutti che si fanno gli auguri e si scambiano i regali a Natale. E durante l'anno? Si stanno sul palle a vicenda, si parlano male alle spalle e altre brutte cosine. Maddai.
3) (last but not least) Il Natale è e resta una festa religiosa cristiana. Vogliamo parlarne?
Appurata sta cosa dell'ipocrisia, beh, non fate i borderline e andateci pesanti con i regali ipocriti.
Fare del bene fa bene anche a se stessi, e chissenefrega se lo si fa solo a Natale. E' già qualcosa, no?. Diceva quel grand'uomo di Don Bosco: fate del bene e fate pure in modo che si sappia... chissà che qualcuno non vi imiti.
Capita che l'ufficio stampa ti proponga di fare un'intervista al sig. Artista. Capita che te lo chieda insistentemente. A te non va molto, ma alla fine capita che dici di si, dopo tutto si merita una spinta, molti canali gli sono preclusi non essendo proprio mainstream. Ti fai mandare il disco, lo ascolti più volte (magari le prime un po' distratto, ma capita, il suo non è proprio quello che definiresti il tuo genere preferito) e cominci a pensare a cosa chiedergli. Capita di non avere domande quando non c'è poi tutto quell'interesse.
Arriva il giorno dell'intervista, l'appuntamento è alle 18 in diretta, ma capita che tu venga colto da un certo presentimento. Allora chiami alle 16:30 per dare conferma e scopri che il sig. Artista non sapeva nulla della vostra chicchierata. Capita poi che ti chieda (gentilmente per la verità) di posticipare alle 18:30. Presi accordi poi capita che alle 18:30 puntuale tu metti un suo brano in onda per introdurlo e cominci a chiamarlo, ma che il suo telefono dia occupato.
Capita nella propria vita di fare telefonate alle 18:30 con il proprio cellulare, ma se non si ha un'intervista fissata a quell'ora.
Capita che tu continui a chiamarlo più volte di fila, finito il brano ti scusi in diretta con gli ascoltatori, ne metti un altro e continui a chiamarlo. Capita che lo squillo di libero arrivi troppo tardi, quando il palinsesto prevede altri appuntamenti in onda e non il sig. Artista. Capita che l'intervista tanto reclamizzata vada a farsi friggere. Capita allora che la cosa ti faccia un po' innervosire, magari rovinandoti un po' la conduzione.
Non capita invece che arrivino poi delle scuse.
Il sig. Artista nelle interviste capita che si lamenti dei media, dei giornalisti che piegati alle logiche di mercato prediligono la quantità alla qualità, magari parlando male del suo disco. Capita che emittenti come la nostra, che cercano di dare spazio a chi come lui spazio non ne ha, soprattutto nel proprio bacino di frequenza, capita - dicevo - che queste emittenti siano sempre più rare. Capita che da oggi per questo sig. Artista siano ancora più rare.
Già, capita.
Riascoltando il trailer del film di Leone che ho postato qui sotto, mi è venuto il dubbio che la voce dello speaker fosse quella di uno dei più grandi e più pagati "voice over man" del pianeta: Don Lafontaine. La registrazione è ovviamente molto vecchia e lui molto giovane, quindi ho avuto un po' di difficoltà ad individuarlo. Come vi dicevo, lui è uno dei più pagati speaker del mondo, gira in limousine e la sua voce è da sempre il biglietto da visita per molti film di successo.
Vi posto qui, prima uno speciale su mr. voice e subito sotto un secondo speciale che presenta, oltre a lui, altri 3 speaker molto quotati. Infine, lo spettacolo di un comico americano che fa la parodia dei famosi trailer americani di di questi voice over man. In particolare, dopo un paio di minuti lo sentirete realizzare un trailer in realtime compreso di rumori, echi, voci femminili e... ovviamente voce narrante.
Che dire? Buon ascolto!
Ieri la mia giornata è stata rallegrata da una splendida notizia. Il maestro Ennio riceverà l'Oscar alla carriera. Intendiamoci, non che avesse certo bisogno di quel riconoscimento. Sarebbe passato comunque alla storia come uno dei più grandi autori di musica della storia moderna. Ma era una notizia che attendevo.
I geni degli Academy Awards hanno deciso quindi di porre rimedio ad un'ingiustizia che durava da anni. Ben 5 le nominations ottenute da Morricone ad oggi, senza aver mai vinto, per non tener conto del fatto che le candidature potevano essere almeno il doppio. Vabbé, non si può avere tutto.
Forse mi emozionerò quando lo vedrò salire sul palco per ricevere la statuetta il prossimo 25 febbraio. Come sapete io ho una passione sfrenata per la sua musica, così come per molti film che lui ha musicato (quelli di Leone tutti!). Un paio di anni fa, forse tre, ho dedicato una parte del mio programma notturno per celebrare il suo compleanno: 30 minuti di Showroom in cui abbiamo fatto un volo attraverso le melodie più famose.
Una bella notizia davvero. Tanto che ho deciso di aprire la puntata di Meltin Pop di ieri con il tema dei titoli di Giù la testa.
Vi regalo il trailer americano del capolavoro "C'era una volta il West" (sentitevi lo speaker come pronuncia il nome di Leone e della Cardinale)
Ok, il martellino di quel pupazzetto non si trova, però gli spinaci di Braccio Di Ferro si. Mannaggia. Li proverò. Oggi in onda ero davvero fiacco. In un paio di occasioni mi sono letteralmente incartato a livello psichico. Non so se vi è mai capitato: stai facendo un discorso e di colpo il vuoto, tabula rasa, niet, kaput, the end, that's all folks, giù il sipario, fine dei giochi, si torna a casa...
Durante i break poi mi sono trovato a sbadigliare 2 o 3 volte a ripetizione.
Credo che il mio corpo abbia intenzione di comunicare con me, vuole dirmi qualcosa. Credo che la parola sia FERMATI.
Ma a parte questo, la giornata è stata piuttosto interessante. Come sapete è venuta a trovarci Miss Kenichi.
L'appuntamento fissato con l'ufficio stampa italiano è alle 14:30 agli studi.
Alle 13 mi chiama per chiedere conferma e soprattutto indicazioni per raggiungere da Marina di Massa perché non le hanno fornito indicazioni. Le dico che non è semplicissimo, ma lei mi assicura di sapere arrivare a Carrara: ha uno stradario. Date ad un tedesco una cartina e farà il giro del mondo 2 volte. Le do alcune ulteriori indicazioni, ricordandole che comunque non andremo in diretta e che quindi non ci sono grossi problemi di orario. Mentre le dico questo, dentro di me già me ne pento. L'appuntamento è in piazza Alberica per le 14.
Alle 14:38, quando già cominciavo a temere il peggio mi arriva un sms: we are at p. alberica...miscredente! (questo l'ho aggiunto io).
Io e Nicola (lo sconduttore del giovedì mattina) gli andiamo incontro: Katrin è infatti accompagnata dal suo produttore/amico/ boyfriend. Nicola si avvia in radio con lui, io vado con lei a parcheggiare la macchina. Dopo un po' si ricorda che non ha la chitarra acustica, ma elettrica con tanto di amplificatore da 30 KG. Doh! direbbe qualcuno. Il giro in macchina che ci riporta alla radio è complicato da sensi unici e lavori in corso. Troviamo posto sufficientemente vicino alla radio, una distanza che mi permetta di sopravvivvere al trasporto del suo amp da 30 chilozzi. In radio troviamo il tipo che finge di essersi dimenticato della zavorra. L'avrei ucciso.
Abbiamo subito registrato l'intervista con il supprto della nostra Cinzia e poi siamo passati a preparare per il mini live. Davvero mini, solamente 3 brani, ma è stato fantastico. Soprattutto quando ci ha regalato l'ultimo prima di salutarci. Dren dren dren dren... dren dren dren dren.... under my skirt there's a rainbow that's toxic.... (presente no?)
Oggi mi sono concentrato sul disco di Miss Kenichi, nome dietro il quale si nasconde una giovane cantautrice tedesca. Martedì prossimo Katrin (questo il suo vero nome) verrà nei nostri studi per registrare un'intervista e un mini live acustico che poi vi farò ascoltare a Meltin' Pop. Non posso certo presentarmi impreparato all'appuntamento.Il suo disco si intitola Collision Time, nei giorni passati ho programmato il brano Under my skirt in alta rotazione, quindi l'avrete sicuramente ben presente.
Da lunedì comincerete ad ascoltare un altro brano: sono indeciso tra River e Arrived. Per domani prenderò sicuramente una decisione.
Il disco mi piace, anche se molto minimale. Molti brani sono esclusivo dominio della sua voce e della sua chitarra. In altri troviamo qualche altro strumento ed echi di elettronica, ma la loro presenza rimane comunque molto discreta.
Anche il set live che porterà in giro per l'Italia in questi giorni è all'insegna della minimalità: chitarra e contrabbasso. Staremo a sentire.
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